Imparare il codice Morse

Premessa

É passato più di un secolo e mezzo dall'invenzione del codice Morse, eppure ancora oggi ci sono radioamatori che ad un certo punto si chiedono se il metodo utilizzato per apprendere la telegrafia sia quello giusto o quello sbagliato. Questi dubbi vengono spontaneamente quando, durante l'apprendimento, o magari quando si vuole semplicemente migliorare la propria velocità operativa non si riesce a vedere progressi nonostante l'impegno profuso.

Tasto telegrafico a doppia velocità il "sideswiper", la prima evoluzione del tasto verticale.

La prima cosa da fare in questi casi è verificare se il proprio metodo è fra quelli sconsigliati. NØHFF ne ha dedicato un'ampia discussione nel suo famoso libro L’arte, il talento, il fascino della telegrafia e qui ne sono stati riportati alcuni concetti. Si può allora verificare che quasi sicuramente non si ottiene progressi perché si sta solo perdendo tempo con un metodo sbagliato. In ogni materia di studio, per riceverne correttamente le basi, ci sono i metodi efficaci e anche quelli inefficaci, sarebbe sciocco cercare di imparare con un metodo difficile quando se ne conosce uno migliore e più facile.


Metodi sconsigliati

Il vecchio metodo (quello difficile). Da qualche parte alla fine dell’Ottocento, persino le migliori scuole per telegrafisti iniziavano l’insegnamento del codice Morse presentandolo ai nuovi studenti in una tabella stampata su carta affinché lo memorizzassero visivamente. La conseguenza di questo metodo era che l’apprendimento risultava difficoltoso, richiedeva molto tempo per acquisirne la padronanza e si era perfettamente pronti ad iniziare nelle peggiori condizioni mentali. Il vecchio sistema di imparare per memoria visiva ovvero contando punti e linee ad uno ad uno ha evidenziato un limite alla massima velocità che la mente umana, con quell'inutile sovraccarico, riesce a gestire a livello cosciente. Questo limite è mediamente situato intorno ai 50 cpm o caratteri per minuto. Se nell'ascoltare i caratteri Morse si adottasse questa procedura mentale per arrivare alle rispettive lettere che rappresentano, si è sulla buona strada per trovarsi svantaggiati e si arriverà presto ad arenarsi una volta raggiunto il limite suddetto.

Perché mai ci si dovrebbe prendere il disturbo di far fare alla mente quel genere di lavoro, dal momento che è così improduttivo ed anzi opera contro di noi? L’unico ovvio motivo è che non si conosceva metodi migliori.

Si obbligava l’allievo in questa procedura

  • dapprima formava una tabella mentale dei caratteri stampati e della rispettiva dotazione di punti e linee (quanti ed in quale ordine);
  • poi, nell'ascoltare il suono di un carattere che veniva trasmesso, lo divideva mentalmente in punti e linee;
  • fatto questo poteva ripetere a sé stesso i punti e le linee per il confronto;
  • trovava poi a quale gruppo corrispondesse nella sua tabella mentale;
  • e solo a questo punto era in grado di identificarlo con il corrispondente carattere memorizzato, e finalmente lo scriveva su carta.
Che fatica!

Inoltre

Il mandare a memoria l’alfabeto in termini di punti e linee, o anche che non è graficamente un punto e una linea ma bensì un suono di cui la più prossima imitazione fatta da voce umana è "TI" per il punto e "TA" per la linea, anche in questo caso si finisce a mandare a memoria che è un suono breve seguito da un suono più lungo. Quindi, la fase iniziale dell’apprendimento della telegrafia, per la maggior parte degli allievi, è una procedura di conteggio e ogni dimostrazione che invece è il suono complessivo a contraddistinguere ogni carattere, si perde nel vuoto. Dunque la migliore soluzione per imparare il codice Morse è inizialmente quella di ascoltare le lettere ad una velocità troppo elevata tale da non consentire di contare punti e linee, ed impararle fin dall'inizio come unità ritmiche di suono in schemi sonori. E' fondamentale che i caratteri telegrafici siano "visti" attraverso l'udito affinché si possa leggerli con gli occhi della mente senza interpretarli. Ma vediamo di afferrare meglio questo concetto continuando su ciò che non si deve fare.


Altri metodi da evitare

In tanti sono riusciti ad imparare il codice Morse ad un prezzo elevato in termini di tempo e fatica, e spesso si è andati incontro ad una grossa delusione. Sebbene alcuni siano riusciti solo per la forza dell'ostinazione a superare gli ostacoli e raggiungere un certa abilità nonostante le difficoltà, innumerevoli altri si sono invece scoraggiati e bloccati a velocità basse, generalmente inferiori ai 60 cpm, ed hanno poi del tutto rinunciato. Nel corso degli anni sono state ideate diverse tipologie di schemi per memorizzare il codice, alcune davvero ingegnose. La maggior parte di questi schemi comporta una specie di rappresentazione mentale: un piano figurato ovvero sistematico dei caratteri del codice stampati, basato sulla loro struttura e una catena di relazioni di vario tipo, aggiungendo o scambiando parti di un carattere per ottenerne un altro. Alcuni hanno ideato parole o frasi che si riteneva avessero una qualche assonanza con le lettere in codice, per esempio la lettera S suona come "trentatre", la lettera H come "ottantatre" e il 5 come "centoventitre". Metodi come questi probabilmente potrebbero essere buoni in una situazione di emergenza ma sono del tutto privi di valore per una comunicazione telegrafica ordinaria. Non c’è ragione alcuna per cui si debba vedere il codice in forma grafica. Non bisogna tradurre mentalmente che “punto più linea significa: A per poi scriverla, o se capita di sentire "TATITATI" dire a se stessi: ah, questa è una C e di scriverla; in entrambi i casi si è in errore: questo vuol dire tradurre. La maggior parte di questi supporti finalizzati all’apprendimento hanno trascurato il fatto che le lettere in codice costituiscono un alfabeto di "SUONI". I loro “supporti” hanno frapposto qualcos’altro tra il suono della lettera e la lettera che rappresenta. La maggior parte di questi sistemi presenta i suoi schemi all’occhio, non all’orecchio. Anche quelli che si prefiggono di utilizzare i suoni, come le assonanze di cui si è detto, non riescono a fornire la necessaria unità di schema sonoro, in parte perché sono troppo lenti, ma anche perché le assonanze sono un elemento estraneo e di distrazione. Entrambi i sistemi implicano uno o più passaggi ulteriori, la traduzione, per arrivarci.

Quelli che richiedono un certo tipo di analisi, ad esempio, quanti punti e linee, di ogni carattere al fine di identificarlo, ovvero che passano attraverso una qualsiasi serie di passaggi artificiosi, hanno anche introdotto ulteriori passaggi superflui che inevitabilmente rallentano ancora di più colui che sta imparando, e solitamente riducono grandemente il raggiungimento di velocità superiori ai 50 cpm. Bisogna evitare questi sistemi. Moltissimi tra quelli che hanno imparato inizialmente il codice Morse da una tabella scritta di punti e linee, hanno preso la cattiva abitudine di conteggiare il numero di punti e linee da una tabella mentale. Allora sono costretti inevitabilmente a decifrare i caratteri più lunghi attraverso il conteggio: per esempio, per distinguere la lettera B dal numero 6 e il numero 1 dalla lettera J.
Alcuni di questi radioamatori hanno potuto con un grande allenamento, e forse comprendendo parzialmente la natura del problema, superare la loro "barriera" di velocità e sebbene siano stati in questo modo capaci di raggiungere per esempio una velocità di 100 cpm, hanno sempre comunque stabilito un loro limite massimo. Sebbene ci si metta impegno e passione, in questo modo non si riuscirà mai ad andare oltre perché questa è la velocità massima alla quale si può ancora analizzare, e si sarebbe anche troppo bravi! Basti pensare che imparare con il sistema delle assonanze, raramente si supera il limite di 50 cpm.
Qualsiasi altro metodo basato su tipi di tabella con punti e linee stampati o altra rappresentazione grafica non fa altro che bloccare il progresso del principiante, fin da quando inizia ad imparare il codice. Tutti questi metodi non insegnano il codice nel modo in cui poi verrà usato, e cioè come reali modelli sonori. Essi inoltre richiedono al principiante di imparare qualcosa in aggiunta al suono del codice stesso che più avanti deve dimenticare se vuol progredire. Mentre in un primo tempo questi metodi daranno l’impressione di agevolare l’apprendimento, in realtà lo rendono poi molto più difficile, o addirittura impossibile. Un saggio insegnante e un saggio principiante eviteranno questi metodi.


Le cose corrette da fare

  • Non GUARDARE mai una tabella scritta di caratteri Morse prima di iniziare ad imparare, e non tentare MAI di fissarne una nella memoria visiva, o avere a che fare con software che mostri la grafica del codice Morse sullo schermo;
  • non avere nulla a che fare con metodi che richiedono inizialmente di ascoltare il susseguirsi di punti e linee, o parti di lettere, ciò rallenterà l'apprendimento;
  • ascoltare SOLO caratteri interi correttamente battuti;
  • non ascoltare mai il Morse ad una velocità INFERIORE a 60 cpm. Se possibile, ascoltare a 70 cpm, o più;
  • non imparare, mandandoli a memoria, i caratteri con segni opposti, come "K" ed "R" alcuni potrebbero confonderli definitivamente;
  • non perdere tempo a copiare gruppi casuali di lettere in codice. La ricezione di parole ordinarie è molto differente. I gruppi casuali di lettere sono molto diffusi perché i programmi per personal computer possono essere facilmente progettati per trasmetterli. Hanno una ragion d’essere nell’apprendimento iniziale dei caratteri e successivamente nell’esercitarsi su quelli che risultino un po’ ostici, tutto qui.

La decodifica differita

Quando, dopo aver imparato il codice Morse da una tabella scritta, come si era soliti insegnarlo, ci si rendesse conto finalmente che ogni lettera dell'alfabeto è un suono, è come se ci si accendesse una lampadina. I caratteri dell'alfabeto Morse diventano allora le note sul "rigo musicale" della mente, è così che si inizia a sperimentare la decodifica differita. La decodifica differita inizia quando si ricordano i caratteri appena ricevuti mentre se ne stanno ascoltando i successivi, ciò è importante perché facilita la costruzione della parola mentalmente. Questo è reso possibile solo se i caratteri sono uditi come suoni unici. Se si fa l'errore di frazionare i suoni di ogni singolo carattere, l'alfabeto Morse presenterà di nuovo i suoi schemi grafici alla memoria visiva e la fase distrattiva del conteggio che ostacolano la decodifica differita, per cui è necessario scrivere con una penna i caratteri su un taccuino per formare le parole; è questa la causa che rende tesi durante la ricezione e dà quella sensazione di non farcela. Nel libro di NØHFF si trova analizzato questo concetto di decodifica differita.